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orinese, diplomata in Scenografia all’Accademia Albertina, oggi residente nei pressi di Savona, Barbara Valli si dedica ad una professione, quella di decoratrice d’interni, che è la sintesi di molte competenze apprese e praticate in passato, e mai dimenticate: restauratrice, corniciaia, antiquaria, costumista, pittrice. Il suo studio professionale, si è affermato in Italia e all’estero progettando e realizzando gli interni di abitazioni private e di esercizi pubblici concepiti come pezzi unici, coniugando rigore compositivo, rievocazione del passato, estro grafico e cromatico. Decorazioni pittoriche, resine, resine dipinte, pavimenti, lavorazioni a spessore, velature, mobili colorati, tappezzerie, sono alcuni dei settori di intervento in cui Barbara e i suoi collaboratori operano, rendendo tangibili le intuizioni che nascono dal dialogo col committente. Queste le prospettive di un mestiere che, nelle procedure da lei adottate, si propone come atelieritinerante, luogo di sorprese percettive in continuo divenire.

Quando mi definisco decoratrice d’interni, mi sento chiedere: «Quindi esegui trompe d’oeil?». Oppure: «Dipingi i soffitti delle chiese?». È difficile spiegare cosa faccio, anche perché il mio è un lavoro dalle mille incognite, che si svolge su un canovaccio dettato dalla clientela, la quale in genere ha sfogliato qualche rivista, prefigurandosi il risultato finale. Le mie proposte intervengono su questo canovaccio. Di solito, la clientela ha un’idea abbastanza precisa di ciò che vuole, perlomeno in termini di atmosfera complessiva. Consiglio in genere di consultare il mio sito internet, anche perché, quando provo a spiegare che realizzo effetti di muro scrostato, o pareti arrugginite, o trame astratte, spesso la reazione è di perplessità.

Attraverso quali studi ed esperienze ti sei formata professionalmente?

Le esperienze sono state due, e distinte. La prima, propriamente scolastica, mi ha visto frequentare, dopo il Liceo Artistico, l’Accademia di Belle Arti di Torino (1992-97). Credo di averne beneficiato soprattutto in termini di libertà immaginativa, di educazione a collaborare con gli altri, di accesso a un bagaglio culturale più vasto. La seconda esperienza si è svolta nella bottega di mio padre, pittore, scultore, restauratore, inventore, costruttore di canne da pesca in bambù ed altro ancora. Insomma, una di quelle persone che amano mettersi alla prova, ponendosi sempre nuovi obiettivi e ricominciando ogni volta da zero fino a raggiungere la perfezione tecnica in quel particolare campo. Credo sia stato proprio questo il percorso per me decisivo. In particolare, nel periodo degli studi, collaborai con mio padre in una commissione di grande impegno, da eseguirsi negli orari di chiusura degli uffici. Si trattava di curare il restauro dei saloni dirigenziali della Banca San Paolo, in piazza San Carlo a Torino. I nostri interventi, distribuiti su un arco di tempo pluriennale, svariavano dal ripristino di laccature e dorature a foglia oro zecchino, al restauro di mobili intarsiati della bottega del Piffetti, alla pulitura e al restauro di cornici antiche ed ampieboiseries dorate e laccate, alle puliture e ai piccoli restauri pittorici. Fu un’occasione che mi permise di acquisire tecniche e segreti che ho poi applicato in mille varianti diverse, sposando le tecniche antiche alla concezione più moderna di decorazione, oggi richiesta dalla mia clientela. Il coinvolgimento della vista e del tatto nel lavoro sulla materia mi appassiona: quando meno te lo aspetti, sai comunque cosa fare. Non sai perché ma sai farlo, e questo è bellissimo.